Er Pablo: «Le canzoni nascono da tutto quello che ci circonda» – INTERVISTA

Er Pablo

Fumo e malditesta‘ è il nuovo singolo di Er Pablo

‘Fumo e malditesta’ (sì, scritto tutto attaccato) è il nuovo brano del cantautore romano Er Pablo, un brano che racconta la quotidianità dell’artista con un sound hip hop ricco di dettagli blues e soul, rappresenta un’evoluzione continua del suo stile musicale. Er Pablo ci racconta che la scrittura di questo brano è stata relativamente breve e ha avuto come chiave di volta la chitarra, il cui giro semplice ma ricco di dettagli ha liberato la sua creatività. Il testo è pieno di giochi di parole e particolari che gli conferiscono molteplici significati e vite diverse. Interessante il video girato in studio, presenta colorazioni diverse per ogni inquadratura, con l’intento di dare un immaginario diverso a ogni parte della canzone. Ho sentito Er Pablo per farmi raccontare com’è nato questo brano e qual è il suo modo di fare musica.

Ciao Pablo, come stai? Com’è nata ‘Fumo e Malditesta‘?

«Ciao Antonino, tutto bene. In realtà è la circostanza in cui mi trovavo, banalmente fumavo e avevo mal di testa, in quel momento è successo un fatto strano, c’era una persona al di là della strada che io riuscivo a vedere, come se riuscissi a immaginare la storia che stava vivendo quell’altra persona, da lì, partito da una melodia che mi ha portato a cercare dei mondo alternativi, ho provato a immaginare la sua vita, è così che è nata ‘Fumo e Malditesta’.»

Malditesta” scritto tutto attaccato…

«Sì, so che si scrive staccato (ride, nda) ma ho voluto scrivere tutto attaccato per due motivi: uno perché è più riconducibile a questa canone, quindi per rendere più riconoscibile il brano; due perché ho pensato al “malditesta” in senso poetico.»

Qual è stato il tuo approccio con la musica da piccolo?

«Per capirlo pienamente dobbiamo fare un passo indietro, quando andavo alle scuole elementari, la maestra ci chiedeva di analizzare un testo di una poesia di Leopardi, immagina per un bambino, un compito difficile, ma certamente una sfida per, dico oggi, sviluppare un pensiero critico. Mi sono innamorato dell’idea che qualcuno potesse analizzare le mie parole, da qui ho cominciato a scrivere fino ad appassionarmi di musica e soprattutto di hip hop. È stato per gioco e divertimento, mi piaceva fin da piccolo l’idea di essere operativo, di scrivere, devo ammettere che la musica che mi piace ascoltare è quella che faccio.»

Come sei riuscito a trovare questa versione definitiva di ‘Fumo e Malditesta’?

«Devo ammettere che è merito del produttore Violea, è lui che ha tirato fuori sfumature e dettagli che non avevo neanche immaginato.»

Qual è il tuo modo di scrivere?

«Io non riesco scrivere senza musica, faccio una preproduzione tanto per avere la canzone come suona a me, suono gli strumenti, li sovrappongo, ma è, soprattutto nella prima fase, una cosa che mi serve per scrivere. Poi arriva la parte del lavoro in studio, mi piace lavorare assieme al mio produttore anche mettendo in discussione tutto, questa devo dire che è stata anche la prima canzone in cui abbiamo avuto un dibattito artistico, lui mi diceva che mancava il ritornello, io insistevo affinché il testo rimanesse così com’è, proprio perché ci tenevo a dire determinate cose, insomma c’era da lavorarci. Alla fine siamo arrivati a una quadra, abbiamo lavorato tanto, se ci fai caso all’interno del brano c’è, diciamo così un errore, c’è una strofa che più lunga di un’altra, cosa che alla fine del lavoro abbiamo visto che aveva un certo equilibrio, quindi l’abbiamo lasciata così.»

Cosa rappresenta per te la musica oggi?

«Come fruitore credo che la musica stia perdendo la sua unicità, prima di tutto è un mezzo di comunicazione, il tempo che dedichiamo all’ascolto è sempre meno. Per me la musica è tutto, è la cosa per cui mi sveglio la mattina ed è la cosa che non mi fa andare a letto la sera. Quando scrivi un brano sei sempre preso da mille soluzioni, da mille possibilità. La musica è una continua scoperta, sono come un giornalista che va a documentarsi per dire delle cose attraverso la sua musica, anche banalmente il modo in cui ti senti. Scrivo in poco tempo, le canzoni nascono da tutto quello che ci circonda, tutti gli stimoli esterni sono quotidianamente una continua influenza.»

C’è una canzone del tuo repertorio a cui sei particolarmente legato?

«È una canzone che non esiste, o che non ha mai, o ancora, preso forma. Una canzone che ho scritto a quindici anni, il titolo è ‘Giocai’. In quel testo che ero riuscire a citare tutte le persone a cui voglio bene ma sempre parlando dello stesso concetto.»

Qual è il tuo modo di scrivere, c’è uno strumento dal quale parti?

«Quello a cui sono più legato e affezionato è la batteria, poi alla fine mentre fai un pezzo è che tutti gli strumenti hanno un peso importante, basso e batteria devono comunicare tra loro, a me piace l’elettronica, la tecno, quando faccio un pezzo strumentale allora è più importante il basso, strumento che sto imparando a usare.»

Antonino Muscaglione, nasce a Palermo nel 1976. Da sempre appassionato di disegno, attento a dettagli, per altri, non rilevanti. "Less is more", avrebbe scoperto in seguito, diceva Mies Van Der Rohe. Consegue la Laurea in Architettura nella Facoltà d'Architettura della sua città. Vive in Lombardia, si divide fra progettazione architettonica e insegnamento. Denominatore comune delle sue attività è la musica, da sempre presente nella sua vita. Non può progettare senza ascoltare musica; non può insegnare senza usare la musica come strumento di aggregazione.
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