Levi presenta ‘L’amore da ubriachi‘
‘L’amore da ubriachi‘ è un brano che racconta i frammenti di una storia d’amore intensa, ma incapace di durare nel tempo. I due protagonisti rivivono i ricordi più intensi, i risvegli insieme, i sogni di una casa e di una vita condivisa di due adolescenti che non riescono ad amarsi, creando un sentimento tossico che logora e fa male. Nonostante il dolore, resta quella scia di passione che riporta i due a cercarsi ancora, come anime ubriache che si rifugiano l’una nell’altra per un istante, pur sapendo che al mattino tutto svanirà. Il loro amore non vive più di parole o sogni, ma di un istante, come due ubriachi che si abbracciano senza pensare, consapevoli che tutto verrà dimenticato.
Levi studia all’ultimo anno di Odontoiatria e vive l’arte come una costante battaglia che lo esalta e lo lascia a terra, ma di cui non può fare a meno. Qui quello che ci siamo detti nell’intervista:
Ciao Enrico, come stai? Chi è il nuovo Levi e qual era il vecchio Levi?
«Diciamo che questo percorso alla ricerca della mia personalità artistica sta cominciando adesso, avevo nel repertorio altre canzoni, stiamo facendo un percorso dentro di me, ‘L’amore da ubriachi’ è la storia di un amore tossico, una persona che si sta scoprendo nel profondo. Anche non volendo scrivo di situazioni che ho vissuto, in questo caso parlo di una relazione amorosa, giovane, intensa.»
Cosa rappresenta per te questo nuovo brano?
«Per me segna un punto di svolta e si presenta come una sorta di manifesto perfetto che mi rappresenta. Ogni suono, ogni parola e ogni emozione rispecchiano in pieno la mia rinascita artistica: autentica, istintiva e senza compromessi. ‘L’amore da ubriachi’ è il primo passo di un percorso che definisco la mia nuova identità, un progetto che racconta chi sono davvero, dentro e fuori dal palco, libero da ogni etichetta.»
Cosa vuoi raccontare con ‘L’amore da ubriachi’?
«Che l’amore è bello, però a volte può portare a momenti brutti, soprattutto quando l’amore è tossico. Ci siamo dati tante possibilità per salvare questa relazione, ma non era possibile, era un amore offuscato, come quando sei ubriaco. ‘Amore da ubriachi’ perché è un amore con tanti alti e bassi, è un amore giovane di due persone che si imbattono in questa nuova esperienza, appunto il conoscersi, venire a conoscenza dei lati positivi e anche quelli negativi, insomma impararsi a vivere.»
Studi odontoiatria all’Università. Qual è la cosa, studiando altro, che ti spinge a fare musica?
«Fare qualcosa che per me non sia artistico è molto difficile, studio odontoiatria ed è una cosa che devo completare perché è un patto che ho fatto coi miei genitori. Pensa che stamattina ho finito a lezione e adesso sono in sala prove. La musica è un pensiero fisso, costante. Non appena riesco ad andare verso la musica non mi lascio sfuggire l’occasione, se non c’è, la creo! Pensa che dovrei scrivere la tesi, ed è quello che farò, ma lo farò con molta calma, a me piace cantare e in più quello che mi esalta è l’esibizione. È una necessità, per continuare a fare odontoiatria, devo fare musica.»
Quali sono i tuoi riferimenti musicali?
«Io ascolto qualsiasi tipo di musica, ascolto molta musica anche per cultura generale, Bruno Mars è capostipite di qualsiasi cosa, come artista italiano mi piace molto Olly, lui è in tendenza in questo momento, è un artista del popolo che canta alla gente, c’è molta interazione col pubblico, ha sonorità coinvolgenti. Come ti dicevo studio odontoiatria all’Università. Ho frequentato una accademia qui a Milano, mi sono diplomato in canto pop, ho dovuto scegliere uno strumento da studiare e io ho scelto il pianoforte. Nel mio nuovo modo di fare musica è fondamentale la figura del mio produttore Roberto Vernetti, con lui siamo partiti con musicalità preesistenti, con lui ho riscritto in qualche modo la mia storia.»
Qual è il tuo modo di scrivere?
«Sono sempre partito dal giro d’accordi del pianoforte, quattro accordi che giravano, prima io non collaboravo con produttori, questo mondo, visto in senso professionale, per quanto io abbia sempre amato la musica, è tutto nuovo. In generale tutto quello che scrivo nasce da storie di vita, ho avuto la fortuna di aver trovato produttori che danno forma alle mie canzoni.»
Quando hai cominciato a fare musica? Che ricordi hai da piccolo?
«Canto su palcoscenici da quando ero alle elementari, ero l’unico che voleva esibirti, da lì parte la mia esperienza sul palcoscenico, le prime paure. Ho avuto la strada spianata, nessuno dei miei compagni voleva fare parti da solista, io ero sempre pronto e non vedevo l’ora di esibirmi e salire sul palcoscenico. Lì ho capito che mi piaceva farlo, ho cominciato a cantare veramente facendo live a quindici, sedici anni.
Ho fatto concorsi, mi piaceva, non ho mai sentito il peso della competizione, perché per me non era la gara in sé che mi interessava, quanto l’avere l’opportunità di esibirmi per farmi ascoltare da professionisti del settore. Portavo delle cover, finché non ho cominciato con un vecchio progetto. È grazie a quei concorsi che ho conosciuto tanti produttori, ora non vedo l’ora che ci sia l’occasione di portare live ‘L’amore da ubriachi’. Stiamo creando una band per fare conoscere questo nuovo progetto. Grazie alla mia accademia ho avuto modo di fare delle esperienze qui a Milano.»
Interessante anche il videoclip…
«Il videoclip di ‘L’amore da ubriachi’ è un intenso viaggio che racconta la storia di Chiara e Lorenzo, una giovane coppia alle prese con l’amore tossico che vive un ciclo di sana follia, sogni intensi e inevitabili litigi. Il racconto si sviluppa come un abbraccio fugace: i due si cercano e si stringono solo per un istante, come due ubriachi, consapevoli che quei momenti di passione e vicinanza non saranno ricordati una volta svegli. Il video celebra l’intensità di un sentimento incapace di durare nel tempo, ma destinato a ripetersi, vivendo solo nell’attimo. Momenti reali e divertenti, alla fine si risvegliano perché era tutto nella loro testa.»





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